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Accordo sulla rappresentanza 10 gennaio 2014

L’accordo quadro sulla rappresentanza entra pesantemente all’interno del congresso Cgil. La Fiom cambia posizione e chiede la sospensione del congresso stesso (dopo aver fatto maggioranza con la segretaria Camusso, saltando nel “carro del vincitore”con qualche emendamento). Dall’altra parte la minoranza congressuale “Il sindacato è un’altra cosa, primo firmatario Giorgio Cremaschi, fa ricorso al Collegio Statutario nazionale della Cgil. Alla base di tale ricorso c’è la violazione dello statuto dell’organizzazione, innanzitutto per la democrazia interna tutta da difendere.
Di conseguenza se la Cgil dovesse conformarsi a tali nuovi vincoli, la sua vita e gli spazi di democrazia (che rimangono), ne sarebbero definitivamente stravolti.
Violando lo statuto, farebbe saltare una seconda norma, quella che vieta modifiche della Carta Costituzionale interna, proprio durante il congresso nazionale.
Tutto ciò per descrivere in modo molto breve, le contraddizioni che sta attraversando la più grande organizzazione sindacale del nostro Paese.
I contenuti di questo accordo o “Testo Unico sulla Rappresentanza”, anche se già contenuti nell’accordo del 31 maggio 2013, sono gravissimi.
A) Innanzitutto si definisce in modo chiaro che i diritti sindacali spettano solo alle organizzazioni sindacali che accettano e sottoscrivono totalmente tale “Testo Unico”, che sembra una norma di legge,ma che non lo è assolutamente, essendo un patto, un concordare tra associazioni private, come sindacati e confindustria.
Questo sistema che già aveva praticato alla Fiat di Pomigliano e in altre aziende, Marchionne, attraverso accordi separati con i sindacati collaborazionisti, era stato smantellato e sbugiardato dalla CORTE COSTITUZIONALE il 23 luglio 2013. Ma ignorando in modo spocchioso le sentenze della massima corte, Camusso, Bonanni e Angeletti hanno voluto far riemergere le posizioni già legalmente sconfitte, di Marchionne e della Fiat dei periodi precedenti.
B) L’accordo/sistema del 10 gennaio conferma ancora una volta, per evitare qualsiasi contrasto, la possibilità di peggiorare a livello locale e aziendale i contratti nazionali (deroga), su qualsiasi materia contrattuale dalla prestazione lavorativa agli orari.
C) Gli accordi stipulati secondo le regole del “testo unico” non potranno essere contestati né tantomeno impugnati. Chi volesse farlo, come organizzazione, come Rsu, Rsa, o altro, incorrerebbe in sanzioni anche pecuniarie.
D) La cosa che fa più impressione, come in un film dell’orrore, è l’istituzione di un tribunale sindacale che dovrà valutare, giudicare e infine sanzionare quei sindacati che esprimessero posizioni critiche o peggio antagoniste. Il tribunale sindacale (sic!) dovrà essere composto da 3 rappresentanti dei sindacati firmatari, da 3 rappresentanti della confindustria e un presidente “esterno ed esperto” scelto congiuntamente dagli altri componenti tribunalizi.
Tutto ciò è inaccettabile, si sta stravolgendo sempre più il significato e la natura del sindacato, bloccando le voci libere che cercano di opporsi alla pratica ormai consueta di “non disturbare il manovratore”. Si sta cercando inoltre di impedire la lotta contro i poteri forti e di fermare la crescita autonoma e auto-organizzata delle fasce più deboli, evitando così qualsiasi conflitto in difesa della giustizia sociale e di nuove conquiste degli sfruttati.

Vesco Gabriele segretario L.A.S. Veneto

veneto e lombardia

Nella foto: a sinistra Gabriele Vesco, segretario L.A.S. Veneto, a destra il segretario nazionale Casarolli.


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